Implantologia con poco osso: come superare l’atrofia ossea

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Probabilmente hai sentito dire che la mancanza di osso è una discriminante che impedisce di eseguire un intervento di implantologia dentale. La mancanza di tessuto osseo infatti fa venire meno la stabilità necessaria per l’adeguamento degli impianti.
Oggi però è possibile superare i limiti dettati dall’atrofia ossea ed eseguire interventi di implantologia anche in circostanze di poco osso.

L’atrofia ossea è una caratteristica che interessa la quantità e la qualità dell’osso e può verificarsi:
● in altezza (verticale)
● in spessore (orizzontale)
● in altezza e in spessore (atrofia verticale e orizzontale)

II volume osseo del cavo orale con il tempo si può ridurre per via di malattie, usura e problemi legati all’età. Il riassorbimento osseo è fisiologico, ma quando l’usura è superiore all’accrescimento, si verifica l’atrofia ossea.
L’atrofia ossea è un serio problema che limita la possibilità di applicazione di protesi mobili. Il riassorbimento osseo rende meno stabili le dentiere e le protesi mobili.
Gli impianti dentali hanno migliori caratteristiche di stabilità ma richiedono una sufficiente quantità di osso per essere applicati. L’osteointegrazione, per avvenire correttamente, richiede che l’osso presente sia in grado di sorreggere l’impianto.
Implantologia con poco osso: come intervenire?
Le nuove tecniche implantari permettono di superare il limite dell’assenza di quantitativi di osso sufficiente e di concludere l’intervento nel giro di una sola giornata, senza necessità di procedere con più sedute.

In assenza di osso si può intervenire con diverse tecniche:
● rigenerazione ossea: una pratica che consiste nell’iniettare del materiale nei punti dove l’osso è assente ed esso stimolerà la rigenerazione dell’osso mancante
● rialzo del seno mascellare: consiste nell’aggiunta di nuovo osso alla base dei seni mascellari, per creare uno spessore in grado di sostenere gli impianti. Lo scopo è quello di aumentare il volume della mascella per poter collocare gli impianti.
● espansione della cresta ossea: consiste nel rendere le condizioni ideali per collocare l’impianto
● distrazione osteogenetica: consiste nel suddividere l’osso in due parti che vengono progressivamente allontanate mediante un dispositivo. Da tale spazio con il tempo si crea ulteriore osso per accogliere l’impianto dentale. Non si tratta comunque di una tecnica molto usata, siccome esistono procedure più indolori e altrettanto valide

Il rialzo del seno mascellare può essere grande o piccolo.
Il grande rialzo del seno mascellare il chirurgo separa e poi solleva la membrana. In genere si applica a casi di atrofia verticale. Il medico inserisce l’osso mediante un foro laterale sull’orlo del seno.
Il mini rialzo del seno mascellare – intervento meno invasivo rispetto al grande rialzo – consiste nell’accesso al seno dalla cima della cresta ossea.

Tra le tecniche utilizzate per superare il limite dell’osso presente esistono:
● impianti inclinati (tilted implants)
● impianti corti (super short implants)
● rigenerazione ossea

La rigenerazione ossea è una tecnica chirurgica che permette di introdurre o di stimolare la ricrescita dell’osso dove è mancante. L’osso si rigenera con membrane in collagene e osso sintetico oppure da osso proveniente da altre zone intra orali ed extra orali. Il grande e il piccolo rialzo del seno mascellare consente il posizionamento di impianti dentali in queste condizioni.

L’implantologia All on Four in condizioni di poco osso

L’implantologia All on Four è una tecnica implantare che permette di collocare quattro impianti, nelle zone prive di nervi dove manca l’osso, di cui due sorreggono l’arcata. In questo modo si esegue l’intervento soltanto nelle zone dove è presente abbastanza osso.
L’implantologia all on four si propone come alternativa al rialzo del seno mascellare. Gli impianti vengono installati in maniera obliqua, rendendoli particolarmente stabili sull’osso da trattare, inoltre non intervengono su aree delicate come il nervo alveolare inferiore.

Un innesto di materiale autologo del paziente stesso oppure eterologo (di origine sintetica o animale) permette di aumentare quantità e volume di osso per sorreggere l’impianto. Solitamente si utilizza osso bovino deproteinizzato (privo di componente organica) o osso sintetico. In questo modo l’osso alveolare così può rigenerarsi e offrire una base in grado di sostenere la radice implantare.

L’implantologia zigomatica permette di eseguire in un’unica sessione un impianto dentale a carico immediato in caso di grave atrofia ossea mascellare.
Gli impianti zigomatici sono così detti siccome prevedono di agganciare l’impianto all’osso dello zigomo. Grazie a questa tecnica si può evitare la terapia rigenerativa ossea; infatti l’osso zigomatico non è soggetto a fenomeni di riassorbimento.

La TC (Tomografia Computerizzata) Cone Beam permette di costituire un modello 3D delle arcate dentarie e di visualizzare il corpo dell’osso. Ciò permette di illustrare all’odontoiatra di studiare il caso clinico del paziente prima di operare con l’intervento vero e proprio, e di formulare una diagnosi dettagliata.

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